Non si può avere dubbio alcuno sul fatto che in Occidente (realtà economica capitalistica) occorra comunque partire dal punto oscuro a cui siamo giunti al fine di superare l’attuale obbrobrio sociale, ossia dallo stato dell’industrialismo capitalistico. Dico ‘industrialismo capitalistico’ perché questo conosciamo: dunque non possiamo parlarne in astratto e non possiamo escluderne altre modalità (la saggezza ed il limite del testo di Unabomber). Ciò tuttavia in Occidente è solo condizione necessaria e non sufficiente per avventurarsi in un mondo a misura d’uomo, di donna e di bambino, ossia in simbiosi con la natura. Dico in Occidente, poiché parte della popolazione del pianeta non dipende dall’economia capitalistica e una parte consistente del Pil mondiale non misura ricchezza prodotta in forma capitalistica. Ad es. gran parte delle famiglie contadine thailandesi vive ancora di autoconsumo e piccolo commercio e penso non ci si debba augurare finiscano con altre in una megalopoli infernale come Bangkok per capire quanto sia cattivo il capitalismo, né dovremo dire loro come vivere qualunque cosa accada al capitalismo.
Per quanto mi riguarda, nulla vieta poi che in Occidente i salariati si tramutino “permanentemente”, nonostante le previste débâcle finanziarie, in qualcosa che assomiglia ad una massa di neo-servi (espressione curiosa: come se prima fossero stati “liberi da”). Già questo è quanto accade. Il regime del lavoro salariato è un regime che non mi pare abbia eguali nella storia quanto a isomorfismo sociale a tutti i livelli, essa dunque – la Storia- non ci aiuta a fare previsioni di sorta. Possiamo solo stare a guardare come fossimo in un "eterno presente". L’ostinazione preoccupante con cui i salariati sono abbarbicati a questo regime quando questo non ne richiede più la presenza (classica) apre a qualunque possibilità. In verità, come detto, una la ha già aperta. Possiamo constatare come al momento, in un contrasto che non consente mediazione alcuna col mito - perenne e trasversale a tutte le sette rivoluzionarie – del “primato della politica”, l’unico “soggetto rivoluzionario” sia lo stesso capitale in una delle sue forme però: quella della finanza speculativa, giacché è solo grazie ad essa che il capitalismo sta fagocitando se stesso. Tuttavia che tipo di parassita sia e dunque cosa ne venga fuori, a differenze di quanto accade in natura, non ne possiamo sapere nulla. Lo vediamo solo all’opera. Dell’autonomia operaia poi, anche di quella cosa lì, resta il mito.
massenzio
Per quanto mi riguarda, nulla vieta poi che in Occidente i salariati si tramutino “permanentemente”, nonostante le previste débâcle finanziarie, in qualcosa che assomiglia ad una massa di neo-servi (espressione curiosa: come se prima fossero stati “liberi da”). Già questo è quanto accade. Il regime del lavoro salariato è un regime che non mi pare abbia eguali nella storia quanto a isomorfismo sociale a tutti i livelli, essa dunque – la Storia- non ci aiuta a fare previsioni di sorta. Possiamo solo stare a guardare come fossimo in un "eterno presente". L’ostinazione preoccupante con cui i salariati sono abbarbicati a questo regime quando questo non ne richiede più la presenza (classica) apre a qualunque possibilità. In verità, come detto, una la ha già aperta. Possiamo constatare come al momento, in un contrasto che non consente mediazione alcuna col mito - perenne e trasversale a tutte le sette rivoluzionarie – del “primato della politica”, l’unico “soggetto rivoluzionario” sia lo stesso capitale in una delle sue forme però: quella della finanza speculativa, giacché è solo grazie ad essa che il capitalismo sta fagocitando se stesso. Tuttavia che tipo di parassita sia e dunque cosa ne venga fuori, a differenze di quanto accade in natura, non ne possiamo sapere nulla. Lo vediamo solo all’opera. Dell’autonomia operaia poi, anche di quella cosa lì, resta il mito.
massenzio
RSS Feed